Sogni e salute mentale: cosa accade davvero quando sogniamo?

Dott. Francesco Reymondet-Fochira
Psicologo Professionista in Orientamento Psicoanalitico

Cosa sono i sogni e perché sono importanti per la mente

Quando dormiamo non entriamo in uno stato di spegnimento, ma in una modalità diversa di attività mentale. I sogni non sono semplici immagini casuali: rappresentano una forma di esperienza psichica che continua a lavorare anche quando la coscienza vigile si ritira. La mente notturna non segue la logica lineare del giorno; costruisce scene, intreccia ricordi, amplifica emozioni e talvolta le trasforma in narrazioni simboliche.

La presenza dei sogni lungo tutto l’arco della vita suggerisce che non siano un fenomeno marginale. Oggi sappiamo che esiste una stretta relazione tra attività onirica e salute mentale. Durante il sonno, il cervello integra informazioni, seleziona ciò che è significativo e riorganizza i vissuti emotivi che, di giorno, possono risultare confusi o difficili da elaborare.

Il significato dei sogni non coincide con un codice universale da interpretare in modo rigido. In ambito psicologico, il sogno viene considerato un prodotto della soggettività: racconta qualcosa del modo in cui la persona vive le proprie esperienze, i conflitti, i desideri, le paure. Per questo motivo, nella psicoterapia psicoanalitica, i sogni diventano uno spazio di ascolto privilegiato, non per trovare spiegazioni immediate, ma per comprendere il funzionamento profondo della mente.

Perché sogniamo? La fase REM e il lavoro emotivo del cervello

Dal punto di vista fisiologico, i sogni più intensi si concentrano nella fase REM del sonno (Rapid Eye Movement). Questa fase compare circa un’ora e mezza dopo essersi addormentati e ritorna più volte nel corso della notte, con episodi progressivamente più lunghi verso le prime ore del mattino.

Durante la fase REM il cervello mostra un livello di attivazione molto elevato, mentre il corpo entra in una condizione di temporanea inibizione muscolare. Questa dissociazione tra intensa attività cerebrale e immobilità fisica costituisce un meccanismo protettivo naturale.

Sul piano neuropsicologico, la fase REM svolge un ruolo centrale nella elaborazione emotiva. In questa fase:

Il sogno, quindi, non è un prodotto casuale ma un processo dinamico. È come se la mente avesse bisogno di uno spazio notturno per “metabolizzare” ciò che durante il giorno non è stato pienamente compreso o integrato. Questo spiega perché sogni e benessere psicologico siano strettamente connessi.

In ambito clinico, osservare i sogni può offrire indicazioni su come una persona sta affrontando stress, lutti, cambiamenti o conflitti relazionali. L’interpretazione dei sogni  non mira a dare etichette preconfezionate, ma a esplorare il significato soggettivo che quell’esperienza assume nel percorso terapeutico.

Sogno lucido, incubi e prospettive terapeutiche

Negli ultimi anni l’interesse scientifico si è ampliato verso il sogno lucido, una condizione particolare in cui la persona, pur dormendo, diventa consapevole di stare sognando. Non si tratta semplicemente di un sogno vivido, ma di uno stato intermedio tra sonno e veglia.

Le ricerche neuroscientifiche mostrano che durante il sogno lucido si riattivano aree cerebrali legate alla consapevolezza e al controllo cognitivo, in particolare la corteccia prefrontale. Questa riattivazione consente al sognatore di riflettere su ciò che accade nella scena onirica e, in alcuni casi, di modificarne il corso.

È stata inoltre osservata una maggiore presenza di onde gamma nelle regioni frontali, associate ai processi di integrazione e autoconsapevolezza. In questa configurazione il cervello mantiene la struttura narrativa del sogno ma riattiva parzialmente le funzioni razionali. Il risultato è un’esperienza in cui il soggetto non subisce più passivamente il sogno, ma può intervenire, trasformarlo o affrontare direttamente situazioni temute.

Questo aspetto ha aperto nuove riflessioni sul trattamento degli incubi ricorrenti, frequenti nei disturbi d’ansia e nel disturbo post-traumatico da stress. Intervenire sugli incubi può significare lavorare in psicoterapia per modificare la relazione con il contenuto traumatico, oppure utilizzare tecniche specifiche per rielaborare la scena onirica e ridurre l’impatto emotivo.

Tuttavia, il sogno lucido non rappresenta ancora una terapia standardizzata. Sono necessari ulteriori studi, protocolli più affidabili e professionisti formati nell’integrare neuroscienze e pratica clinica. In futuro, strumenti di monitoraggio del sonno potrebbero affiancare il lavoro terapeutico, ma non sostituirlo.

Nella prospettiva psicoanalitica, i sogni — lucidi o meno — restano una via privilegiata per accedere alla vita inconscia. Non vengono considerati messaggi da decifrare in modo automatico, ma espressioni dinamiche del mondo interno. Quando gli incubi disturbano il sonno o quando sogni ripetitivi generano angoscia, parlarne all’interno di un percorso psicoanalitico può aiutare a integrare parti di sé rimaste isolate e a ritrovare un equilibrio più stabile.

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